Русская Православная Община г. Римини, Италия
Келья Святителя Спиридона Тримифунтского

Русская Православная Община г. Римини, Италия

Келья Святителя Спиридона Тримифунтского

San Marino del Monte Titano — fondatore e patrono della Repubblica di San Marino

San Marino, patrono di San Marino

VITA DI SAN MARINO

Memoria il 3 settembre

Origini e lavoro a Rimini

San Marino proveniva dalla Dalmazia, nel territorio dell’odierna Croazia. La sua terra natale era il villaggio di Lopar, sull’isola di Arbe, nel mare Adriatico, oggi conosciuta anche con il nome di Rab. La nascita del santo viene collocata approssimativamente nell’anno 275. Le fonti agiografiche hanno conservato ben poche notizie sui genitori di san Marino, sulla sua infanzia e sulla sua giovinezza. Si sa soltanto che era cristiano ed esercitava il mestiere di scalpellino. Suo caro amico era Leone, anch’egli abile artigiano e uomo pio.

Alla fine del III secolo, al tempo degli imperatori Diocleziano e Massimiano, Marino e Leone giunsero nella città italica di Ariminum, l’odierna Rimini. Qui si radunavano gli artigiani chiamati a ricostruire le fortificazioni della città, distrutte, secondo una versione, durante un attacco dei Liburni e, secondo un’altra, nel corso delle incursioni degli Alemanni nel III secolo.

Marino si distingueva per laboriosità, pazienza e mitezza. Aiutava i compagni sfiniti dal duro lavoro, sopportava le difficoltà senza lamentarsi e guardava con compassione alla debolezza altrui. Già allora le persone vedevano in lui un uomo la cui fede in Cristo si manifestava nella vita quotidiana.

San Marino lavora una colonna di pietra con martello e scalpello

San Marino al lavoro come scalpellino. Incisione di Raphael Sadeler I, 1600

Il lavoro sul Monte Titano e la predicazione a Rimini

Per ricostruire la città occorreva pietra da costruzione. Perciò Marino e Leone, insieme ad altri scalpellini, si recarono a estrarla e lavorarla sul Monte Titano, situato non lontano da Rimini, nel territorio dell’attuale Repubblica di San Marino. Qui si trovavano cave di pietra conosciute fin dall’epoca romana. I due amici lavorarono su questo monte per tre anni.

Trascorsi tre anni, Leone si ritirò con alcuni compagni sul vicino monte di Montefeltro, dove oggi sorge la città di San Leo. Vi si costruì una cella ed eresse una piccola chiesa nella quale si riunivano i cristiani. Marino, invece, vedendo le fatiche dei suoi compagni, non volle abbandonarli e tornò con loro a Rimini.

Qui partecipò alla costruzione dell’acquedotto cittadino, lavorandovi per due mesi e quindici giorni. Talvolta continuava a lavorare anche di notte, mentre gli altri riposavano; la domenica, invece, il santo lasciava il lavoro per partecipare al culto divino.

San Marino predica agli abitanti dell’antica Rimini

San Marino predica a Rimini. Illustrazione artistica contemporanea

Quando la costruzione fu ultimata, gli artigiani giunti da fuori tornarono nelle loro terre. Il santo, invece, rimase a Rimini e, secondo la tradizione, vi visse per altri dodici anni, annunciando il Vangelo e compiendo opere di misericordia.

Il santo viveva del lavoro delle proprie mani e ne condivideva i frutti con i bisognosi. Unendo il lavoro alla preghiera e alla predicazione di Cristo, aiutava i poveri, confortava gli afflitti e si prendeva cura dei malati. La sua predicazione era sostenuta dall’esempio della sua stessa vita e molti, vedendo le sue buone opere, si convertivano a Cristo. Le parole del santo trovavano ascolto persino tra i sacerdoti pagani, inducendoli ad abbandonare il falso culto degli idoli.

Tuttavia, il nemico della salvezza suscitò contro di lui una dura prova.

Una donna accusa san Marino davanti al governatore di Rimini, mentre il santo la ascolta con serenità

La calunnia contro san Marino a Rimini. Illustrazione artistica contemporanea nello stile di un affresco sacro

La calunnia e il ritiro sul Monte Titano

Intorno agli anni 312–313, quando le persecuzioni contro i cristiani non si erano ancora placate, giunse dalla Dalmazia una donna che cominciò a spacciarsi per la moglie di Marino. Accusava il santo di averla abbandonata, ma Marino respinse la falsa accusa. Non ottenendo ciò che voleva, la donna si rivolse al governatore della città, dichiarando che Marino era suo marito. Lo accusò inoltre di rifiutare gli dèi pagani, di professare il cristianesimo e di convertire a Cristo molti abitanti di Rimini.

Un cristiano di nome Tazio, che era presente, si affrettò a raggiungere il santo e gli riferì il pericolo che lo minacciava. Udito ciò, Marino ricordò le parole del Signore: «Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un’altra»; durante la notte lasciò Rimini e si diresse verso il Monte Titano, che conosceva bene grazie ai suoi precedenti lavori.

Così il male rivolto contro l’uomo di Dio servì al compimento della divina Provvidenza. Dopo molti anni di lavoro a Rimini, di predicazione del Vangelo e di conversione di numerose persone a Cristo, il Signore condusse il santo alla vita solitaria. Volendo disonorarlo, il nemico contribuì involontariamente a far sì che l’ascesi di Marino portasse nuovi frutti, destinati a nutrire la vita spirituale di molte generazioni future.

Il rifugio rupestre di san Marino alla Baldasserona

Il Sacello del Santo alla Baldasserona, luogo che la tradizione collega al primo rifugio eremitico di san Marino

La vita ascetica ed eremitica

Ai piedi del Titano, Marino trovò una grotta sotto una grande roccia, nascosta tra gli alberi. Al suo interno sgorgava una sorgente di acqua dolce. La tradizione locale identifica questo rifugio con la Baldasserona. Qui si conserva ancora oggi un luogo venerato, il Sacello del Santo, una cappella che ricorda il primo rifugio solitario di san Marino.

Il santo riconobbe in quel luogo il rifugio che Dio gli aveva preparato e vi si stabilì da solo, dedicandosi al lavoro, al digiuno e alla preghiera. Prendeva cibo dopo l’ora nona, cioè all’incirca dopo le tre del pomeriggio. Trascorreva le notti in preghiera, si nutriva soltanto di alimenti vegetali e beveva l’acqua della sorgente; per riposare aveva la fredda terra.

Il nemico cercava di spaventarlo con visioni notturne e versi di animali selvatici, tentando di distoglierlo dalla preghiera. Ma il santo rimaneva saldo e pronunciava con serenità le parole del salmo: «Chi confida nel Signore è come il monte Sion: non vacilla, rimane per sempre».

Una donna accompagnata da alcune persone si rivolge a san Marino presso il suo rifugio rupestre sul Monte Titano

La donna che si spacciava per la moglie di san Marino lo trova sul Monte Titano. Giorgio Picchi, fine del XVI secolo. Chiesa dei Santi Bartolomeo e Marino, Rimini

Ben presto alcuni pastori, che custodivano mandrie di maiali nei dintorni, scoprirono il rifugio del santo. Tornati a Rimini, raccontarono il loro incontro con l’eremita. Ne venne a conoscenza anche la donna che aveva calunniato Marino. Promettendo ai pastori dodici monete d’argento, chiese loro di accompagnarla sul monte.

Il mattino seguente, mentre Marino raccoglieva erbe, i pastori la condussero al suo rifugio. Vedendolo, la donna disse: «Come stai, maestro Marino? A che cosa ti dedichi? Stai forse raccogliendo verdure per il nostro pranzo?». Il santo non si mise a conversare con lei, ma si fece il segno della croce e si ritirò nella grotta, chiudendone l’ingresso.

Per sei giorni e sei notti Marino rimase nel digiuno e nella preghiera incessante, supplicando il Signore con le lacrime di liberarlo da quella prova. Infine la donna si rese conto di essere diventata uno strumento d’inganno. Impaurita, lasciò il rifugio del santo, tornò a Rimini e confessò apertamente di aver calunniato ingiustamente Marino.

Da allora le persone cominciarono a recarsi dall’asceta. L’esempio della sua pietà attirava i fedeli desiderosi di ricevere insegnamenti e sostegno nella preghiera. Ma il santo, cercando una solitudine ancora maggiore, lasciò il suo rifugio e salì sulla cima del Monte Titano. Oggi su quell’altura si trova il centro storico di San Marino. Allora, invece, era un luogo deserto e silenzioso, adatto alla vita eremitica.

Qui il santo visse dapprima sotto un piccolo riparo, poi si costruì una cella ed eresse una chiesa dedicata al santo apostolo Pietro. La tradizione locale la collega al luogo dove oggi sorge la chiesa di San Pietro, accanto alla Basilica di San Marino, nel centro storico della Repubblica.

Ma ben presto anche qui la vita pacifica del santo fu turbata da una nuova prova.

Il Monte Titano e la città di San Marino sulla sua cima

Il Monte Titano, luogo della vita ascetica di san Marino. Veduta odierna

La guarigione di Verissimo e la nascita della comunità cristiana

Il monte apparteneva a una vedova di nobile famiglia, di nome Felicissima. Suo figlio Verissimo, venuto a sapere che un eremita si era stabilito sulla loro terra e vi aveva eretto una chiesa, si adirò. Un giorno, mentre Marino lavorava nel suo appezzamento, il giovane si diresse verso di lui con l’intenzione di scacciarlo. Il santo vide il suo volto furioso e, alzando gli occhi al cielo, disse: «Signore Gesù Cristo, non permettere che si avvicini e faccia del male».

Non aveva ancora terminato la preghiera quando le braccia e le gambe di Verissimo persero ogni forza, il suo corpo fu colpito dalla paralisi e la sua lingua divenne muta. Il giovane cadde a terra ai piedi del santo. Le persone che erano venute con lui lo sollevarono e lo portarono da sua madre.

Vedendo il figlio in quello stato, Felicissima esclamò: «Ahimè, figlio mio! Che cosa ti è accaduto? Quale disgrazia ti ha colpito?». Ma Verissimo non poteva rispondere. Allora gli domandò: «Hai forse offeso in qualche modo quel santo eremita, il servo di Dio Marino?». Il giovane confermò con un cenno del capo che era così.

Compresa la causa di ciò che era accaduto, Felicissima si affrettò a raggiungere il santo. Lo trovò intento al lavoro e alla preghiera, si gettò ai suoi piedi e, piangendo, lo supplicò: «Padre, abbi pietà, abbi pietà di me! Perdona chi ha peccato, usa misericordia a mio figlio Verissimo. Liberalo con la potenza del tuo Dio Altissimo e noi ti daremo tutto ciò che ci comanderai e ci chiederai».

San Marino guarisce Verissimo disteso a terra, mentre accanto a lui prega sua madre Felicissima

San Marino guarisce Verissimo. Illustrazione artistica contemporanea nello stile di un affresco sacro

Marino rispose: «Non ho bisogno di nulla dei vostri beni, se non che crediate nel Dio vivo e vero per la salvezza delle vostre anime, abbandoniate gli idoli muti e morti che servite nella falsa fede, vi convertiate alla vera fede e siate battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, per la remissione dei peccati e la salvezza delle vostre anime. Accetterò soltanto un luogo su questo monte per la mia sepoltura, se lo vorrete».

Felicissima disse: «Non ti daremo soltanto il monte, ma concediamo a te e ai tuoi successori anche tutte le terre e le alture circostanti in possesso perpetuo».

Allora il santo si recò nel luogo dove giaceva Verissimo, lo toccò e disse: «Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, alzati e cammina, parla e sii sano».

Il giovane fu guarito all’istante. Si alzò ed esclamò a gran voce: «Ti ringrazio, Signore Gesù Cristo, perché ti sei degnato di visitarmi con la tua salvezza per mezzo del tuo servo Marino. Ora ho conosciuto che non vi è altro Dio all’infuori di te, né lassù nel cielo né quaggiù sulla terra. Tu colpisci e guarisci, fai morire e fai vivere».

Dopo queste parole, Verissimo e sua madre si prostrarono ai piedi del santo. Rinunciarono agli idoli e credettero in Cristo. Li seguirono i loro familiari, parenti e servi: la vita del santo riferisce che quel giorno si convertirono a Cristo circa cinquantatré persone.

Felicissima mantenne la promessa e donò il monte al santo. Così Marino e i fedeli che si erano raccolti attorno a lui trovarono un luogo dove vivere in pace, lavorare e pregare. A poco a poco sul Monte Titano si formò una comunità cristiana, della quale il santo divenne il padre spirituale. Insegnava alle persone la fede in Cristo e l’osservanza dei suoi comandamenti, guidandole con il proprio esempio.

San Gaudenzio ordina san Marino diacono; accanto a loro si trova san Leone

San Gaudenzio di Rimini ordina san Marino diacono. Illustrazione artistica contemporanea nello stile di un affresco sacro

L’ordinazione diaconale

Dopo la fine delle persecuzioni di Diocleziano, giunse a Rimini san Gaudenzio, che aveva ricevuto l’ordinazione episcopale a Roma. Qui trovò un gregge già preparato dalla predicazione dei santi Marino e Leone. Avendo udito parlare dell’ascesi dei due santi, il vescovo inviò loro delle lettere e li invitò a venire da lui.

I santi giunsero a Rimini e incontrarono con gioia il santo vescovo. Rimasero insieme per alcuni giorni, predicando e rafforzando i fedeli nella parola di Dio. Poi Gaudenzio ordinò Leone presbitero e Marino diacono. In seguito ciascuno tornò al luogo della propria vita ascetica.

San Marino con l’orso

San Marino e l’orso

Il miracolo dell’orso

Quando Marino tornò alla sua cella, vide nell’orto un enorme orso che aveva ucciso il suo asino. Era l’unico animale che aiutava il santo nei lavori quotidiani. L’asceta si rivolse alla bestia con queste parole: «Ti comando, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, di non allontanarti da questo luogo finché non avrai compiuto il lavoro di colui che hai ingiustamente ucciso».

Presa la cavezza dell’asino, Marino la mise all’orso e condusse l’animale al suo mulino. L’orso obbedì e cominciò a svolgere il lavoro dell’animale ucciso. Divenne così mansueto da chinare il capo sotto le mani dei bambini. Prima si nutriva della carne di animali selvatici; ora si accontentava di un povero nutrimento vegetale e serviva il santo.

Marino rimase ancora per molti anni sul Monte Titano, unendo la preghiera al lavoro e alla cura della sua comunità. Molte persone venivano da lui per ricevere consiglio e aiuto.

San Marino nello splendore celeste sopra gli abitanti di San Marino riuniti

Apparizione di san Marino al suo popolo. Emilio Retrosi. Palazzo Pubblico, San Marino

La fedeltà a Cristo nelle prove della Chiesa

Nel frattempo la Chiesa attraversava nuove prove. Nel 359 fu convocato a Rimini un concilio nel quale, sotto la pressione del potere imperiale, i vescovi venivano indotti ad accettare una professione di fede ariana, che si discostava dalla fede nicena. I disordini ecclesiastici erano accompagnati da persecuzioni e molti cristiani lasciavano la città in cerca di rifugio.

San Gaudenzio si oppose coraggiosamente alla dottrina ariana; per questo fu catturato dagli avversari della fede e subì il martirio il 14 ottobre 360. La tradizione locale colloca nello stesso anno, il 360, anche la morte di san Leone, amico e compagno di ascesi di Marino.

Dopo la morte di san Gaudenzio e di san Leone, Marino rimase un sostegno spirituale non soltanto per la comunità da lui fondata sul Monte Titano, ma anche per i cristiani di Rimini e dei villaggi circostanti. Nei difficili tempi delle persecuzioni e dei disordini ecclesiastici, essi venivano dal santo anziano per chiedergli preghiere, consiglio e conforto. Egli li rafforzava nella fedeltà a Cristo, esortandoli a custodire saldamente la professione di fede nicena.

Così trascorsero gli ultimi anni della sua vita terrena, nella preghiera incessante e nella cura dei fedeli che venivano da lui.

Iscrizione sulla pietra: Relinquo vos liberos ab utroque homine — Vi lascio liberi dall’uno e dall’altro uomo

Parole attribuite a san Marino dalla tradizione. Illustrazione artistica contemporanea

La morte e l’eredità spirituale

La tradizione ha conservato le parole che il santo pronunciò prima della morte: «Relinquo vos liberos ab utroque homine», cioè «Vi lascio liberi dall’uno e dall’altro uomo». In seguito gli abitanti di San Marino cominciarono a intendere queste parole come un testamento di libertà dal potere dell’imperatore e del papa.

Ma la vita stessa del santo rivela anche un significato più profondo della sua eredità: la libertà di un uomo che si è consacrato a Dio, quella libertà dalla schiavitù del peccato e dell’ingiustizia che Cristo dona. La fedeltà a Cristo sosteneva Marino in mezzo alle persecuzioni, lo aiutava a sopportare la calunnia e a conservare la pace in tutte le prove.

Il 3 settembre 366, all’età di oltre novant’anni, san Marino si addormentò pacificamente nel Signore. Fu sepolto sul Monte Titano, nella chiesa che egli stesso aveva eretto.

Busto reliquiario d’argento di san Marino con una corona d’oro nella Basilica di San Marino

Reliquiario con il venerato capo di san Marino nella Basilica di San Marino

Le reliquie e la venerazione di san Marino

Nei secoli successivi le reliquie di san Marino furono nascoste per proteggerle dal furto. Nel 1586 il sacerdote Marino Bonelli le ritrovò sotto il pavimento della chiesa, in un’arca di pietra di marmo d’Istria. Oggi le reliquie del santo riposano nella basilica a lui dedicata, accanto alla chiesa di San Pietro, che sorge nel luogo del tempio da lui eretto. Una parte delle reliquie è custodita in un’arca sotto l’altare maggiore, mentre il venerato capo si trova in un reliquiario d’argento separato.

Dopo la morte del santo, la comunità cristiana continuò a vivere sul monte, custodendo i suoi insegnamenti e venerandone la memoria. Con il tempo l’insediamento prese il nome del suo padre spirituale: San Marino. Così il nome di uno scalpellino dalmata, che aveva consacrato la propria vita a Cristo, divenne il nome di un’intera terra, destinata a diventare la più antica tra le repubbliche del mondo tuttora esistenti.

Il santo non cercava il potere e la gloria terreni, ma desiderava servire Dio là dove il Signore lo conduceva. E attraverso l’ascesi di questo servizio paziente divenne padre per molti. Ancora oggi il suo nome ricorda quali frutti possa portare la vita di una persona interamente consacrata a Cristo.

Santo padre Marino, prega Dio per noi!